Centro Studi Nemi

Centro di documentazione e studio

Museo delle Navi Romane di Nemi (RM)

La storia delle navi e del Museo 

Il lago di Nemi, situato nell’area dei Castelli Romani e caratterizzato da una lunga tradizione cultuale legata a divinità arcaiche e, in età romana, a Iside e Diana, è noto anche per il rinvenimento di due imbarcazioni monumentali attribuite all’imperatore Caligola e databili alla prima metà del I secolo d.C.
I tentativi di recupero delle navi, avviati già a partire dal Quattrocento, si protrassero per secoli senza esiti significativi, causando danni alle strutture e privilegiando un approccio non scientifico, finalizzato soltanto al recupero di manufatti di pregio.
Le ultime esplorazioni, eseguite con l’impiego di palombari da Annesio Fusconi (1827) e da Eliseo Borghi (1895), causarono la spoliazione di molti dei rivestimenti in bronzo delle navi, tanto da indurre a fine secolo il Ministero competente a imporre un vincolo alle esplorazioni e avviare nel 1896 un progetto sistematico per il recupero delle navi sotto la direzione dell’ingegnere Vittorio Malfatti. 
In contemporanea, il lago e le sue leggende producono, in ambito europeo, opere figurative e letterarie che tengono alta l’attenzione sul sito.
Il recupero definitivo fu realizzato tra il 1928 e il 1932 mediante l’abbassamento del livello del lago: cruciale nell’operazione l’operato dell’ing. Guido Uccelli, a capo dell’impresa Riva, che rimise in uso l’antico l’emissario per realizzare lo svuotamento del lago.
In seguito al recupero, fu edificato un apposito museo realizzato su progetto di Vittorio Morpurgo e inaugurato nel 1940, progettato per accogliere e valorizzare le imbarcazioni e i reperti associati, con un segno architettonico particolare sia per la qualità della struttura, sia per la sofisticata relazione con il paesaggio circostante.
Purtroppo, nella notte tra il 31 maggio e il 1° giugno 1944, un incendio distrusse quasi integralmente le navi, determinando una grave perdita per il patrimonio archeologico mondiale.
Il museo, riaperto nel secondo dopoguerra e definitivamente nel 1988, conserva oggi i materiali superstiti, oltre a ricostruzioni e modelli delle navi, offrendo una testimonianza significativa della loro importanza storica, tecnologica e culturale.
Dopo alcuni decenni di latenza nelle ricerche e negli studi, fra il 1997 e il 2006 si riavvia una nuova stagione di scavi e di pubblicazioni (vedi Bibliografia), per arrivare agli ultimi progetti finalizzati alla valorizzazione della struttura e un nuovo allestimento museale.

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Centro di Documentazione e Studio presso Museo delle Navi Romane di Nemi (RM)

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